mercoledì 21 dicembre 2016
Salire al livello astratto delle cose, giocare col gioco, e altre assurdità...
L’assurdo non è l’eccezione, anzi è praticamente la “regola”, tranne il fatto che l’assurdo è per sua natura refrattario a ogni tipo di regola, e quindi...? E quindi siamo già in argomento, nel senso che quando abbiamo intuito che la realtà nella quale viviamo è in gran parte del tutto assurda, ecco che questo già nemmeno basta più... l’assurdo è refrattario alle regole e anche alle spiegazioni, è impossibile da spiegare, quindi ovviamente... provo a spiegarlo... l’assurdo, l’irrazionale, ha forse bisogno di altri livelli di assurdità per “spiegarsi”, l’assurdo dell’assurdo, etc... insomma il livello astratto delle cose, o peggio ancora, delle “cose”, siccome qui poi alla fine ci occupiamo di “cose” tra virgolette, insomma non delle solite cose... ad un certo punto sorge l’esigenza di salire al livello astratto delle cose, dei problemi, delle questioni... per esempio, la libertà, e i suoi paradossi, ne ho già accennato in alcuni volantini... cosa significa desiderare la libertà...? Già il solo dire “voglio la libertà” è quantomeno un po’ vago, se nemmeno si riesce a specificare la “libertà di che”... ma forse è la stessa natura della libertà ad essere fatta in questo modo, cioè la libertà è un concetto vago, non sarà il massimo della vita, ma... va da sé che la stragrande maggioranza della gente “visualizza” questa “libertà di che” come libertà di fare quello che mi pare, libertà di rubare, libertà di arraffare tutto e tutti, libertà di ammazzare, etc... insomma di solito in questa epoca e su questo pianeta il problema della libertà non è tanto quello che la gente non sa specificarla, ma che la specifica così male che poi si finisce quasi a credere che la libertà sia più un male, che un bene... ma forse la libertà per sua natura è vaga, aspecifica, nebbiosa... libertà "libera", diciamo così... Infatti poi ad un certo punto non basta, non può bastare, un concetto vago e nebbioso è per sua natura un “bemolle” e tende a cadere, ecco quindi che sorge la necessità di salire anche al livello astratto, la libertà nemmeno basta più, serve anche essere liberi di essere liberi, altrimenti... altrimenti lo vediamo già dalla mia situazione, quella di un “incatenato alla libertà” da altri miliardi di... “delinquenti” che cercano la libertà di essere schiavi... ma così siamo di nuovo in catene in due, io e gli “altri”, uno incatenato alla nebbia e gli altri incatenati alle false certezze... e così viene fuori la psicopatia, mia e degli “altri”, mi attaccate e quindi mi dimetto, e gli “altri” che si devono difendere da un “attacco”... a questo punto scende il campo l’assurdo dell’assurdo, tutto volendo si può fare, anche le dimissioni delle dimissioni, e anche le regole delle regole... il senso, o per meglio dire l’intenzione, di queste dimissioni, era dire che in effetti io non sono disposto a lasciarmi incatenare, così a bella posta, alla "libertà"... che quindi questo tipo di libertà, pur essendo forse un livello di libertà, comunque non mi basta... mi piacerebbe essere libero di essere libero, e se ciò funzionasse magari “altri” si renderebbero conto di essere schiavi di... essere schiavi... infatti non cercano la schiavitù in sé, perché nessuno la cerca né consapevolmente e nemmeno inconsapevolmente... cercano magari la “sicurezza”, quello stare al riparo che sta almeno due livelli sotto al mio assurdo desiderio di pace, e infatti può sembrare la stessa cosa... si può quindi anche giocare col gioco, laddove qui ormai come “gioco” si intende quasi soltanto l’oppressione di un “sistema” inteso come sinonimo di schiavitù, mentre non lo è... si può ragionare di sistemi di sistemi, e di programmazione della programmazione, e di regolazione delle regole... che cos’è una regola...? O una legge...? Parole che fanno pensare a strumenti di misura, o a qualcosa che lega, ma... sono parole, anche se non sono solo parole... si sa che in questa epoca le gente cerca la giustizia, sotto sotto, e che rispetto a tale esigenza la libertà o le astrazioni sono ancora ben lontane... il lavoro poi... il lavoro richiede inizialmente degli sforzi tali che giocoforza si finisce a lavorare col lavoro, cioè a fare tutta una serie di “lavori” preliminari, che hanno “solo” lo scopo di impostare il lavoro vero e proprio... l’elezione...? E quelli che eleggono gli eletti quindi sarebbero il popolo eletto, ok, e anche torna la faccenda dell’eletto dagli eletti... ma quello che torna meno è l’atteggiamento, sistemi che diventano paraventi, e regole che diventano scuse per delegare (e direi anche rilegare, nel senso del doppio legame) ad altri quello che bisogna fare... si fa presto a dire “chi comanda?”, ma è proprio il comandare la mentalità (planetaria) più diffusa, cioè “fallo tu”, io no... quindi l’unico modo per sfondare, o almeno provarci, l’atteggiamento di questi tanti “comandanti”, questi “spostatori di spazio”, ovvero co-mandare, mandare insieme, o mandare anche da qualche altra parte... è comandare il comandare... e potrebbe anche essere che siccome mi sono dimesso, poi se mi dimetto dalle dimissioni questo non equivale a una rielezione, ma... ma rimane nello sfondo la domanda più inquietante di tutte... la domanda è la solita domanda dei bambini, cioè perché... come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto...? Lo strano è che pur se volessi dimettermi, o smettere, poi però non riesco a farlo... http://giulioarca.blogspot.it/ giularca@tiscali.it
mercoledì 14 dicembre 2016
L'universo è... quasi un imbroglio, e la "nonna" di tutte le utopie...
L’utopia più radicale, la più feroce, la più tremenda, non consiste in un qualche tipo di ideologia e/o di religione (che tanto poi alla fine sono anche la stessa cosa...), ma per paradosso somiglia un pochino al mantra del disimpegno, cioè consiste nel “vorrei essere lasciato in pace”, ovvero un luogo inesistente nell’universo, magari anche lontano da ogni luna, pianeta o stella, un luogo nel quale i vari “nessuni” o “bastardi” o “scarti” dell’universo possano vivere in pace senza essere tormentati da... quegli altri (e quelle altre)... questo luogo ahimé, anzi ahinoi, mi sa che non esiste, allora ecco invece che tocca essere tormentati da quelli (e quelle) che de-legano... ovvero voce dl verbo de-legare, loro si slegano legando te, oppure loro si legano slegando te, vedi i paradossi sulla libertà precedentemente accennati... ho già tentato anche di parlare di libertà e di schiavitù, e questo volantino un po’ inevitabilmente somiglia a uno precedente, nel quale tentavo di descrivere l’assurda situazione di tanti, che per essere liberi di essere schiavi, ne costringono uno a essere schiavo di essere libero... ma si sa, la stupidità planetaria consiste proprio nel pretendere di fare a meno del livello astratto delle cose, e quindi anche dei ragionamenti, e siccome poi anche c’è chi sul pianeta ha teorizzato che “tutto il reale è razionale”, “beato” lui, anzi beato chi ci crede, siccome quel lui ci avrà creduto veramente, mah...? qui sul pianeta di gente che crede non ce ne è, e in finale nemmeno io sono poi capace di arrivare a tanto, almeno per adesso, mi limito “soltanto” a non credere a tutti quelli (e quelle) che dicono di credere a qualunque cosa, politica o religione fa poca differenza... anzi talvolta è proprio la politica a essere la “religione” contemporanea, nel senso che alla religione, pur dicendo di crederci, poi nei fatti non ci crede quasi più nessuno, mentre con la politica qualcosa, o per meglio dire qualche sfigato, lo si riesce ancora a raccattare, lo dico proprio io che ci ho creduto, anzi “creduto”... del resto cosa sono i credenti, si sarà capito, gente che passa la vita a credere di credere, e che cosa sono gli atei, altri derelitti che credono di non credere, mentre da qui li ben vedo come passeggeri della stessa “barca”... e che cosa sono gli impegnati e dis-impegnati in politica, un’altra barca dello stesso tipo, piena di gente che crede nell’uno o nell’altro “partito”, cioè il partito dell’impegno contro quello del disimpegno... in tutta questa scena assurda c’è anche da dire che è... cicciato anche chi dice che l’universo è un imbroglio, una truffa, un giochetto, un labirinto, etc etc... in effetti non si capisce mai bene se questo universo sia di destra o di sinistra, o di sopra o di sotto, o se insomma ci sia un qualche intrico di vie, sentieri, viali, passaggi segreti, tutti intrecciati tra loro in modo che poi vai a capirci qualcosa, tuttavia... c’è anche cho dice che l’universo forse fu iniziato da qualcuno a qualche scopo e che prima non c’era... e chissà quale sarà mai questo scopo, aggiungerei... nel mentre di tutto questo il “pessimista cosmico” finisce a essere tormentato dagli... “altri”, cioè quelli che si piccano di non farsi mai coinvolgere in niente, tranne che nel dare addosso al loro “target” preferito... ma curiosamente essi stessi sono poi co-involti nelle loro stesse macchinazioni, e in finale l’universo, o il cosmo, prima ancora di essere denominato universo, è proprio tutto un giramento di... palle, palle celesti che girovagano qua e là, forse anche piene zeppe di gente arrogante come quella di questo pianeta, me compreso ovviamente... e la madre di tutte le utopie la conosciamo, non voglio annoiare nessuno con questo, ciascuno sarà già edotto in una qualsiasi delle tante “utopie” planetarie che circolano, ossia vedi religione o politica... no, no, no, questo ormai (quasi) non mi interessa più... mi interessa quasi soltanto la “nonna” di tutte le utopie, cioè quel non-luogo nel quale sarebbe possibile essere lasciati in pace, ma capiamoci, per pace non intendo il pacifismo, una roba patetica di noi terricoli che è solo mettere il tasto pausa alle guerre, ma intendo proprio un non-luogo nel quale i tanti, molti, troppi, disturbatori della... quiete cosmica non possano proprio arrivare, accedere, rovinare... arriba arriba, gli arrivatori insomma... e questo non-luogo non esiste, d’altronde come potrebbe... sì forse una parte del cosmo non ancora raggiunta da sistemi stellari, planetari, lunari... una regione sperduta nella quale ancora non sia stata costruita l’autostrada del Sole, e nemmeno... la Salerno-Reggio Calabria, per carità... insomma questa sarebbe non la madre, ma la madre della madre di tutte le utopie, quindi andando per parentela di utopie, questa sarebbe la nonna di esse... e per assurdo essa somiglia pure ai tanti che per paura, per fastidio, o per terrore (che è poi anche paura della paura) si tengono ben lontani da tutto ciò, la differenza è sottile sottile, quasi una sottiletta, loro vogliono stare sicuri e al riparo, da cosa poi, siccome non esiste nemmeno questo “luogo sicuro” nel quale costoro credono (anzi pardon, dicono di credere), insomma qui forse è che... sono i “Fantozzi cosmici” che creano gli universi, lavorando per tutti, poi si dimenticano di averli creati, e poi ne subiscono pure le conseguenze... http://giulioarca.blogspot.it/ giularca@tiscali.it
lunedì 5 dicembre 2016
L'economia pollitica vince la poltica, la cattiveria interna lorda oltre a pil e fil...
La vera religione di questo pianeta è il denaro, scoperta più che ovvia, e gli esperti dei movimenti del denaro di regola si fanno chiamare economisti, il che già da nome farebbe pensare a gente che si impegna nel risparmio, e invece diventano giocoforza degli esperti dello spreco, siccome la battaglia, anzi il “cuore” dell’economia intesa in senso tradizionale batte tutta sullo spreco, ossia non si lotta per contendersi il necessario, si lotta per la spartizione dello spreco... l’indicatore tradizionale di questo “spreco”, altrimenti chiamato “crescita”, sarebbe il cosiddetto pil, cioè prodotto interno lordo, il che a sua volta già dal nome, “lordo”, e “interno”, mi fa pensare a quando (ahimé) mi capita di troneggiare nel bagno, e può darsi che in quei frangenti io sia particolarmente impegnato ad accrescere il... prodotto interno lordo... a questa concezione, non la mia intendo, ma quella classica, del prodotto interno lordo, altri hanno già da un po’ tentato di contrapporre il concetto opposto di “fil”, cioè felicità interna lorda, ma l’occhio critico non può fare a meno di notare che l’aggettivo “lordo” ricorre anche in questo caso, e se gli economisti classici talvolta li senti parlare di “utile netto” (contrapposto al lordo, lordo inteso nel senso di totale, complessivo), a me non è mai capitato di sentir parlare gli economisti “alternativi”, cioè quelli del “fil” e quelli della cosiddetta “decrescita felice” di... felicità interna netta, o di felicità totale, o insomma di un’altra felicità che non sia la felicità quella che intendono loro, insomma... sarà che forse a me, come talvolta mi sento dire, non mi sta bene mai nessuno, e che trovo sempre da ridire su tutti, ma vi assicuro che invece io tengo ben fisso l’occhio sui dati reali per esempio proprio della mia iniziativa per prima cosa, e che li conosco... e in questo caso vedo ogni giorno nei fatti il collegamento tra i vari “mondi”, tra l’economia politica intesa in senso classico, e tra questa e la seguente “economia politica” della felicità o felicità possibile, e tra queste prime due e il terzo ordine di “mondo”, cioè l’economia della... gioia o di come la vogliamo chiamare, ma sì, chiamiamola pure economia della gioia, magari arriverà un giorno qualche altro “fulminato” a dirci che oltre a pil e fil c’è anche il... gil, cioè il misuratore della gioia interna lorda di un popolo... ma nel frattempo a me è toccato il compito, talvolta anche un po’ amaro, di diventare un po’ il misuratore umano della cattiveria interna lorda, e devo dire che il bilancio provvisorio di questo indicatore è piuttosto preoccupante, tanto che mi sento di poter dire che questo “cil” ha travolto per adesso di brutto i tre precedenti indicatori, anche se in qualcuno di loro c’è stata una qualche crescita... ma a me non interessava una crescita “apparente”, mentre invece resto interessato a una crescita di tipo più “sostanziale”, una crescita interna che inizi come interiore, più che... “interna lorda”... e magari poi da interiore ad un certo punto si trasforma anche in esteriore... ma per adesso di questo non v’è traccia... è quantomeno strano, almeno dal mio punto di vista, come le persone si autoingannino circa i bilanci “economici” dei tre “ordini di mondo” di questo sistema, come non li vedano collegati, anzi la regola sembra essere diventata ormai quella di fare le cattiverie il più possibile con la maschera da buono, e questa tipologia rimane la più insidiosa... insidiosa anche perché ad un certo punto l’assurdo travolge tutto, e anche il campo da gioco del bene/male del secondo ordine non riesce a non essere travolto anch’esso dalla forza dirompente del “ridicolo” che erompe dal terzo ordine, quello “spirito”, quel rumore di fondo di risate che mi tocca sentire ormai da circa dieci anni, ovvero la risata tragicomica di un mondo, un pianeta, una intera civilizzazione, che, speriamo di no, si avvia ad andare a rotoli... in questo senso l’economia finisce a diventare “pollitica”, così come l’unico “partito”, che è poi un partito che non esiste nemmeno, il “partito dei polli”, finisce ad essere praticamente l’unico partito, anche se poi partito significa “parte”, e parte significa partizione, s-partire, separare, etc... la solita sofferenza... l’ideologia nasce dallo scoraggiamento, e così nascono i partiti, dalle manine divisorie dei diavoletti, e specialmente dai tanti “giocatori” che vanno appresso ai demonietti... non si riesce a capire come mai questi “giocatori” non mettano in conto le conseguenze delle loro azioni... facendo un’ipotesi... assurda... se capitasse a me tutte le mattine, non appena uscito di casa, di incontrare un tizio che si porta appresso come dei rotoli di banconote e le regala a tutti quelli che passano, inizierei a chiedermi qualcosa, a farmi delle domande... ma davvero questo tizio mi regala valore gratis, o da qualche altra parte c’è una “fregatura”, c’è una postilla, c’è insomma un... bilancio “globale” che così facendo vado ad alterare... sarò un caso strano, un caso disperato forse, ma direi che la normalità sarebbe quella di guadagnarsi il pane col “lavoro”, anche se all’inizio proprio lavoro non è, o col gioco anche perché no, tra l’altro adesso un po’ mi spiego anche perché i giocatori delle squadre di calcio sono così tanto pagati... in economia tradizionale c’è questa specie di “campionato”, la... “ricchezza” delle nazioni... http://giulioarca.blogspot.it/ giularca@tiscali.it
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