sabato 28 maggio 2016

Gli sport più diffusi e seguiti, intesi come possibili esempi di lavoro-gioco...


Lo sport probabilmente sarà una parola abbastanza nuova, ma la pratica sportiva risale molto indietro, all’antica Grecia per esempio, e non solo... l’antica Roma invece, come ben sappiamo, prediligeva alcuni “sport” un poco violenti, anzi proprio violentissimi... il Colosseo rimane lì e viene percepito come simbolo “positivo” della romanità, ma lì dentro sono morti a migliaia gli schiavi, sbranati da bestie feroci o uccisi tra di loro, per di più “aiutati” dal “tifo” degli applausi del pubblico “benpensante” dell’epoca, che “amava” questo genere di spettacoli... e lì dentro sono morti anche parecchi cristiani di quelli “veri”, quelli del primo cristianesimo, arsi vivi su delle croci, etc... in Grecia invece erano un poco più “filosofi”, e un po’ meno grossolani, e avevano già quelle discipline che oggi corrispondono più o meno all’odierna atletica leggera... invece oggi lo sport più seguito, praticato e diffuso si basa sul gioco di squadra, sul duello tra squadre avversarie per la precisione, e il livello di violenza diretta è inferiore rispetto a quella barbarie, ma comunque presente... la violenza si esprime oggi nel tifo, con i cosiddetti “ultras”, ma non solo, la violenza è anche più “sottile”, violenza tipica del capitalismo, che si esprime come violenza economica per prima cosa... le carriere dei giocatori più “importanti” delle squadre di calcio sono brevi e ai massimi livelli, pagatissime... i calciatori di serie A, pur essendo degli impiegati come gli altri in teoria, vengono considerati alla stregua di “idoli” e spesso le loro carriere sono anche brevi, e finita l’esperienza ai massimi livelli già attorno ai 30-35-40 anni, dopo molti non sanno più che fare, c’è anche chi si è ucciso e chi è sprofondato nell’alcool o nel gioco d’azzardo, etc... inoltre la violenza tipica della “nostra” “società” capitalistica si esprime anche in questo delirio di “importanza personale”, che in misura più ampia consiste in questo fenomeno del “vippismo”, malattia tremenda che appesta generazioni intere, tutti in fila per diventare, e convinti pure, calciatori, o veline, o “star” della musica ai provini dei cosiddetti “talent”... ma solo pochissimi arrivano a quel livello, e questa se non è una grande violenza, allora ditemelo voi cos’è la violenza... non vedere più la gente sbranata da bestie feroci non significa aver risolto il problema della violenza... comunque lo sport in senso più ampio sarebbe ben altro, e concedetemi il “benaltrismo” in questo caso, siccome mi interessa organizzare anche lo sport dal basso, non ce ne frega nulla di diventare “famosi”, o “ricchi”, etc... lo siamo già, il punto è che non usiamo i sistemi che già abbiamo a  disposizione... nel calcio ciò che conta è come usi i passaggi, ci sono le cosiddette “triangolazioni”, ci sono i passaggi di prima, ma di solito vengono utilizzati quando il giocatore viene attaccato da un avversario, non per altri scopi... invece esiste un calcio anche a tre, quattro e cinque puntini, che utilizza la dialettica dei passaggi in un senso più ampio... e non solo il calcio, siccome ci sono anche altre sport di squadra seguiti come è seguito il calcio in Europa, c’è anche il basket, la pallanuoto, etc... sport ai quali si può applicare lo stesso discorso “dialettico” del calcio... e non solo sport di squadra, anche individuali, il tennis per esempio, si può evolvere anche in tristennis, tikitennis (tipo il tikitaka del calcio) o startennis, e in questo caso ciò che conta è dove tiri la palla... di solito il tennista “democratico” tira la palla alternando tra destra e sinistra, così per “battere” l’avversario... ma forse non intuisce che ci potrebbe essere anche dell’altro... un discorso simile si può fare per il golf, altro sport individuale nel quale è possibile fare anche delle traiettorie intelligenti, fantasiose e “creative”, perché no... dal nostro punto di vista ci sono pro e contro opposti... per quanto riguarda lo sport di squadra, riuscire a mettere insieme una prima squadra di calcio o calcetto che applichi i tre, quattro o cinque puntini può essere davvero molto gratificante, ma per adesso è difficile mettere insieme una squadra... siamo costretti a provare i giocatori occasionali uno per uno intanto usando il calcio simulato al pc, e a vedere se applicano i puntini oppure no... per quanto riguarda lo sport individuale come il tennis o il golf, invece, per noi risulterebbe più facile applicarlo subito, basta trovare anche un solo giocatore occasionale, e si va a prenotare un campo da tennis o magari prima basta anche un tavolo da ping-pong... e idem per il golf, direi che all’inizio basta e avanza un campetto da minigolf... solo che però questi sport qui in Europa non hanno così tanto pubblico come il calcio... e anche questo ha la sua “importanza”... siccome a noi interessa anche, perché no, tentare di alleviare i problemi del mondo, i rischi delle guerre etc, dobbiamo dire che assistere a una partita di calcio “normale” non produce alcunché di positivo per il mondo e per gli altri, mentre invece assistere a delle partite di calcio a quattro-cinque puntini forse ha delle conseguenze “universali” interessanti... è un po’ come dire che per avere benessere, non sempre sarebbe proprio necessario “lavorare”, e nemmeno faticare... ma si sa, la difficoltà più grande è sempre la stessa, cioè che un tipo di sistema sociale ci porta ad avere un certo tipo di mentalità... 

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sabato 21 maggio 2016

Circa il mistero del bullismo, i derisori e il dilagare dei rovinatori...

Sto per entrare in argomenti dei quali in realtà so molto poco, ma almeno posso far leva sul quel (poco) di esperienza che si è accumulata in questo anno e mezzo... a proposito, sì, ho iniziato questa faccenda “assurda” dei cinque puntini il 13 novembre del 2014, quindi abbiamo da poco passato l’anno e mezzo... devo dire però che se risalgo indietro noto tracce di questo cosiddetto “bullismo” anche negli anni precedenti, del resto è un fenomeno del quale si parla molto, e che sembra diventare sempre più attuale... ma quando si ascolta coloro che ne parlano non si riesce ad andare oltre le solite ovvietà, e in finale questo fenomeno rimane piuttosto inesplicabile... se ascoltate con attenzione le trasmissioni che trattano, o tentano di trattare questo argomento, vi parrà forse di notare, come pare anche a me, che anche i bulli intervistati non sappiano dare una spiegazione dei loro stessi comportamenti... c’è sicuramente qualcosa di “meccanico” in questi comportamenti, ma non solo, ci deve essere anche dell’altro... ma che non è facile individuare... però io da un anno e mezzo sperimento questo fenomeno, lo sperimento nel senso che io non sono una classica vittima del bullismo... nel mio caso, siccome propagando i cinque puntini, il bullismo appare proprio come una sorta di “sistema” nel sistema, cioè una sorta di metodo di demolizione controllata, o un tentativo di esso... dopo i primi mesi nei quali subivo molto e soffrivo questo “pestaggio” spirituale al contrario, sono riuscito a contrastarlo almeno un po’ proprio tirando fuori un po’ di... spiritosaggine, cioè quello che faccio è contro-deridere i derisori cercando di mettere in ridicolo proprio la meccanicità dei loro tentativi di mettere in ridicolo me e quello che faccio... poi talvolta noto che qualcuno di loro si mette anche a contro-contro-deridere le mie contro-derisioni, ma qui siamo già sul raffinato e di solito non accade... insomma, beh, tanto per cominciare un derisore che cosa vuole, lo dice la parola stessa, un derisore cerca di... farti smettere di ridere, per l’appunto de-ridere, cioè in questo senso la definzione di bullismo potrebbe essere che “è vietato ridere”, o qualcosa del genere... ma lo so che non è vietato ridere, anzi, soltanto che da questo punto di osservazione si vede che nella nostra società, in finale si ride solo per questo motivo, cioè si ride per deridere, non si ride così tanto per ridere... continuando su questo piano ci si potrebbe chiedere se essere seri è davvero una cosa seria, perché per esempio, quando si tratta di fare soldi, non importa come, invece lì sono tutti molto seri... e paradossalmente diventano anche ridicoli per la loro smania meccanica di arraffare questi soldi... ecco siamo di nuovo tornati al materialismo, che poi in effetti è vero, perché è sempre la cartina di tornasole per capire i fenomeni di questo mondo, anche quelli più nascosti... insomma questa faccenda del bullismo e dei derisori ci trasporta anche nelle diverse concezioni della realtà, o meglio quella che noi di solito consideriamo realtà, per esempio ci sono quelli che credono che essa sia soltanto soggettiva, poi ci sono i già citati materialisti, che credono che la realtà sia anche oggettiva, poi non è finita, perché ci sono anche quelli che credono che siamo fatti oltre che di materia anche di “anima”, e poi ci sono quelli come me, che essendo finiti a fare anche il quinto puntino, hanno capito in pratica che c’è ancora dell’altro, un “oltre” che potrebbe essere fatto ancora di una pluralità di “cose” sempre più sottili, che si estendono fino a chissà dove... il derisore, nella sua pratica “lavorativa” o pratica “giocosa”, sembra suggerire proprio questa idea, cioè che ad un certo livello, chissà quale, noi siamo fatti di... allegria, o addirittura siamo fatti di... risate, e quindi quando riesce a colpirci così a fondo, anche se non sembra, ci fa molto molto molto male... è ancora peggio rispetto a quelli che alcuni chiamano i “vampiri energetici”, cioè quelli che rubano la nostra attenzione, per esempio persone che ti inchiodano al telefono o che tendono a parlare sempre loro in modo ripetitivo, senza dire poi alcunché di interessante, i logorroici per esempio, o i telefono-dipendenti, quelli che riescono a parlare con gli altri solo se li tengono a distanza usando il cellulare... invece i derisori-bulli sono ancora peggio, questi arrivano a colpire il livello più profondo, quando ci riescono, e comunque ci provano, a questo mirano... ma il bullo fa leva, nelle sue provocazioni, sul fatto che di solito la vittima “se la prende” per le sue provocazioni, e si sente appagato quando centra questo “obiettivo”, cioè farti arrabbiare... ma anche, in un certo senso il bullo è sì un rovinatore, cioè uno che è capace di arrivare a studiarsi ogni piccolo dettaglio della tua vita, della tua persona e/o immagine per poterlo mettere in ridicolo, però così finirà anche a rovinare in parte anche se stesso... mi direte ma guarda che i bulli non se la prendono per le loro cattiverie, anzi... anzi più uno è privo di coscienza e consapevolezza e più “scivola liscio” anche a fare il bullo... oppure spesso si dice anche che i bullizzati sono “sensibili”, altro aggettivo interessante... per esempio in musica la settima nota è detta la “sensibile”... e io resterei sensibile...
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sabato 14 maggio 2016

Il lavoro informatico tra pericoli di disumanizzazione e ricerca di coscienza...


Mi perdonerete se in questo volantino parlerò di un argomento “noioso”, o forse proprio noioso, siccome provengo da un impiego nell’ambito dell’informatica, e potrebbe anche essere che voglio parlare di me stesso... ma potrebbe anche darsi che in questa mia esperienza “lavorativa” ci sono degli spunti che forse possono interessare anche ad altri... perlopiù fin adesso, pur avendo cominciato questo impiego come programmatore di computer con un certo entusiasmo, devo dire che ben presto questo viaggio lavorativo ha preso la forma di una sorta di odissea o di viaggio degli argonauti, in  versione moderna... anche nella più nota delle gnosi moderne cinematografiche, la trilogia dei film “Matrix”, c’è questa figura di un giovane impiegato in un’azianda di informatica che prende coscienza a partire dal proprio lavoro... ad un certo punto viene accusato proprio di questo, di condurre una “doppia vita”, nella prima è un rispettabile impiegato in una rispettabile azienda di software, e nella seconda vita sta ancora a lavorare sull’informatica, chiuso in casa, però nel film si narra che è un hacker, cioè un pirata informatico... non entro qui nell’argomento “hacker” siccome a me non interessano gli hacker, ma intendo sottolineare proprio questa “doppia pista lavorativa”, un informatico che fa in ufficio un certo tipo di informatica, e poi torna a casa, e continua a fare informatica, però un altro tipo di informatica, che nella narrazione filmica è detta “hacking”, ma non è hacking, penso si tratti di un simbolo... insomma oggi non siamo più nell’800 e non siamo più alle prese con quel tipo di sviluppo industriale che vedeva l’ingresso massiccio in fabbrica dei macchinari, e all’epoca gli “hacker” potevano essere i luddisti, ossia quei seguaci di un certo operaio Ludd, che arrabbiato perché le macchine gli intaccavano il potere d’acquisto del salario, distruggeva le macchine... insomma se la prendeva col progresso inteso come progresso meccanico invece di porsi dei problemi politici... e la versione moderna dei luddisti potrebbero essere questi hacker che violano gli accessi o danneggiano le banche dati, siccome gli hacker nel senso letterale del termine esistono eccome... comunque sia, siamo giunti alle soglie di un livello più astratto del lavoro, che si basa sempre sulle macchine e che certamente non vuole fare a meno delle macchine, ma che si colloca da qualche parte al di sopra di esse, almeno come velleità, perché poi la realtà di questo tipo di lavoro è per adesso ben diversa... tutto, anche il lavoro impiegatizio più “meccanico” e ripetitivo può diventare spunto per una qualche ricerca di coscienza... anzi, talvolta capita che proprio quella ripetizione porti, giorno dopo giorno, al sorgere dei nuovi bisogni, alla generalizzazione e poi anche all’astrazione, e l’informatica ha proprio queste possibilità... però per adesso l’informatica anche svolta a livello impiegatizio risente ancora di un livello generale di coscienza e consapevolezza molto basso, e quindi, insieme col grande sviluppo potenziale che è in grado di portare, crea anche situazioni di grande “sofferenza” da fatica impiegatizia... personalmente vivo da anni una sorta di odissea dentro le guide Microsoft, siccome ogni volta che c’è da procurarsi le definizioni delle parole del linguaggio di programmazione bisogna fare grandi sforzi preliminari per procurarsele, quindi una fatica molto faticosa ancora prima di poter cominciare la fatica vera e propria... ma questo pare che sia dovuto anche al capitalismo, siccome in questa faccenda delle guide informatiche e dei corsi c’è parte del business, e il punto di vista dominante adesso non è quello degli impiegati, è quello delle case software che devono fare profitti... quindi poi nei fatti il lavoro quello vero e proprio è molto ostacolato, e sebbene io abbia già capito da anni in che direzione sta questo lavoro, rimango ancora bloccato in una fase preliminare di una fase preliminare di una fase preliminare di esso... infatti l’impiegato medio informatico da’ per scontato che l’informatica debba essere binaria e basta, che ci sono gli zero e gli uno, e che non serve altro oltre questo... invece esistono almeno altre tre informatiche dopo quella binaria, una a tre puntini, una a quattro e una a cinque... diciamo che quella a quattro potrebbe essere considerata forse già completa nel senso del lavoro, mentre forse quella a cinque diventa veramente completa nel senso dell’astrazione... infatti io penso che quella che comunemente viene chiamata “programmazione a oggetti” sia, tendenzialmente, da intendersi come un cammino verso l’astrazione, verso strutture algebriche astratte, etc... comunque sia, per adesso l’informatica è ancora piuttosto “stupida” e meccanica, così come siamo stupidi e meccanici anche noi, le due cose si riflettono a vicenda, e anche l’uso che mediamente la gente fa di questi nuovi media è, per stare bassi, piuttosto deprimente... l’uso distorto che le gente fa dei telefonini lo si nota passeggiando per pochi minuti, già il solo fatto che la gente telefona passeggiando fa risaltare l’alienazione che scaturisce da questo uso distorto della tecnologia... e pericoli di ulteriori disumanizzazioni esistono eccome, tuttavia è possibile invertire ciò...    

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mercoledì 11 maggio 2016

I giocatori occasionali e la valutazione attenta delle loro giocate...


Una prima definizione di gioco sono proprio i cinque puntini, quindi una giocata in generale è da ritenersi valida se il partecipante o la partecipante fa i cinque puntini, e invalida se non li fa... questo però se la situazione consente di fare proprio i cinque puntini, altrimenti sono possibili e necessarie eccezioni, il caso più facile da considerare è proprio quello del gioco-gioco, ossia la pratica dell’amore... mi sembra ovvio che se invito una ragazza qui da me non pretendo affatto che faccia i cinque puntini, anche perché la “matematica dell’amore” non produce questo risultato con una semplice coppia... ma andiamo con “ordine”, cioè intendo dire, qui nemmeno di matematica dell’amore si tratta, ancora, ma di matematica del gioco, gioco che precede l’amore, quindi cinque puntini... e anche questo essendo in due ancora non è possibile... prima ancora di questa esiste una “matematica della felicità” che si “accontenta” di “solo” quattro puntini, ma anche questo non è realizzabile tramite una coppia... una coppia è per definizione “triste”, qualora la coppia si unisca, altrimenti nemmeno quello... insomma il “riassunto” della matematica amorosa conta due “puntini” per ogni persona, se si considerano in sintesi le due parti del corpo che più vengono utilizzate per fare all’amore, cioè testa e genitali... il che è comunque un punto di vista molto “maschile”, siccome la donna ha dalla sua parte molti “puntini” aggiuntivi, per esempio si consideri che la festa della donna è l’otto Marzo, e la scelta anche dal punto di vista numerico non credo sia un caso... comunque prima di mettersi a pensare che io abbia chissà quale tipo di esigenze amorose “gotiche”, basta dire che la semplice pratica dell’unione tramite bacio è da considerarsi sufficiente per fare i tre puntini in due, anche se... anche se poi la coppia è una preparazione per l’amore quello felice, a quattro puntini, il che è a sua volta la preparazione per l’amore quello gioioso, cinque puntini, il che poi ancora a sua volta è preparazione per l’amore quello vero e proprio... la valutazione, di volta in volta, sarà “oggettiva” e allo stesso tempo anche “pesata” in termini di verità-autenticità del comportamento del/della partecipante al gioco... per esempio ancora prima di tutto questo ci potrebbe essere la “pratica amorosa” di un semplice colloquio, nei casi in cui prima di tentare di spiegare tutto questo, ci sia bisogno di affrontare temi generali come la vera definizione dell’amore, oppure la vera natura delle relazioni, che vanno oltre i legami, anzi perlopiù evitano il legame, che a questo livello è da ritenersi un errore... poi ci sono molte altre possibili situazioni che si possono venire a creare, è ovvio che per strada io inizio sempre con la domanda “robotica” “facciamo l’amore?”, ma questo non esclude affatto tutti i “classici” “rituali d’accoppiamento” dei cosiddetti esseri umani, come per esempio uscire insieme, andare a fare una passeggiata, andare al cinema, o andare a mangiare una pizza insieme... non li esclude affatto a priori, ok, ma questi “contorni” sono comunque da considerare nel contesto della situazione più generale dei cinque puntini... cioè la coppia “normale”, quella che di solito punta ad andare a chiudersi in uno dei tre soliti legami, matrimonio, fidanzamento o compagnitudine, farà ovviamente un uso peculiare di questi contorni, e per loro sarà “normale” ciò che per me non è normale affatto, per esempio le classiche cene costose nelle quali l’uomo è scontato che debba offrire, o cose del genere... è comunque preferibile “stare bassi”, nel senso che l’ambiente circostante non è certo favorevole, quindi va tenuto in conto il suo potere condizionante, e anche il discorso opposto, nemmeno serve l’atteggiamento estremo opposto, cioè andiamo a chiuderci nello “scannatoio”, nella “garconniere” e basta... insomma la valutazione può anche essere complicata, e possono capitare situazioni nelle quali capire cosa sta effettivamente succedendo non è facile, e anche il/la partecipante può tentare di “giocare” a giochetti mentali, o a stare sul filo del filo del “fare” e del “non fare”... quello che poi va valutato è lo spirito, o l’atteggiamento, o l’intenzione, insomma la parte più sottile, immateriale, invisibile del gioco... è possibile che ci saranno giocatrici che tenteranno in ogni modo di fare passare per valide giocate che valide non sono, quindi col tempo serve anche di diventare sempre più fini per “difendersi”... un tipo di “prevenzione” va fatto anche a priori, scansando quelle situazioni che già solo fin dalle prime mosse puntano a diventare delle situazioni di umiliazione sado-masochistica anche solo a livello psicologico... “condimento” tipico delle classiche “relazioni” di legame, il che ci dice che solitamente le persone sono più che disposte a subire queste storture pur di non restare da sole... poi vabbè, c’è la valutazione dei puntini nel caso del lavoro-gioco, cioè di tutto quel fare che non è fare all’amore, cioè per esempio la musica, o il gioco del calcio, o il tennis, etc... anche qui bisogna stare attenti, il “gioco” è più facile da valutare rispetto a quello relazionale, ma anche qui arrivano i simulatori, per esempio un aspirante calciatore che dice di voler fare i cinque puntini e poi invece ne fa due, ma ci vuole poco a “sgamarli”... 

lunedì 2 maggio 2016

Il koan della democrazia, del socialismo e del comunismo...



L’umanità si crogiola nel mito del progresso, ma spesso questo si traduce in uno pseudo dondolarsi nei palmizi, in una consolazione o trastullo mentale, in un giustificarsi e in una cultura dello “scanso”, che è un’altra faccia del cinismo imperante... La genesi del cinismo, il mondo intero è in un certo senso fatto di cinismo, e il cinismo è la mentalità del mondo, o meglio la sua ombra che “perennemente” lo avvolge... D’altronde, facendo un calcolo rozzo, chiediamoci quante stelle ci sono nella “nostra” galassia, quanti pianeti mediamente per ogni stella, quanti potrebbero essere abitati, e ogni quanto tempo una stella, poverina eh, muore di vecchiaia esplodendo in una bomba spaziale che chiamano “supernova”... insomma, voglo dire, e pretendo anche di essere preso sul serio eh, quante sono le probabilità che una stella ti esplode in faccia, una bella sfiga eh, beh a occhio e croce non sono molte, saranno una fratto un numero piuttosto grande, numero che al momento ignoro, magari approfondirò... chissà se esiste una qualche assicurazione che ti rimborsa anche nel caso remoto di una stella vicina che decide di fare il botto di... capodanno... ma si sa, l’universo è tutto sommato un’entità piuttosto statica, non succede granché in tutta questa immensità, e non c’è poi tanta vita, se non forse un pochino nelle discoteche il sabato sera... e quindi una bomba spaziale alla fine, per quanto evento sfigato possa essere, è comunque un evento, cioè almeno succede qualcosa, qualcosa di evidente... e questo “succede qualcosa” è estendibile a ogni altra impresa umana, in realtà ogni volta che l’uomo intraprende una delle sue fantasmagoriche imprese, si confronta con questo “calcolo delle probabilità” universale... che una stella ti esplode in faccia è una probabilità così remota che è praticamente zero, il che è come dire che è impossibile... però la probabilità non è zero, il che è come dire che invece è possibile... e così anche le nostre brave imprese sociali, economico-politico-sociali intendo, hanno questo livello di probabilità di riuscire, il che però va moltiplicato per quanti ci credono, quindi insomma la stessa democrazia pur essendo un’idea improbabile però riesce piuttosto facilmente in questa epoca... quello che viene dopo per adesso un po’ meno, e inoltre si è creata questa situazione, situazione per la quale per andare da A a B a C è necessario che una minoranza ulteriore si accolli ulteriori lettere o anche tutto l’alfabeto... è un po’ anche il discorso che descrive la realtà come complessa e “labirintica”, non così lineare come appare... insomma la classica matassa... e ogni tanto si riesce a capire qualcosa di un filo di questa matassa aggrovigliata... e questa idea è un po’ diversa dall’idea classica del progresso, che scambia un solo filo, anzi un solo tratto diritto di filo per tutta la matassa... è riuscendo a vedere o anche intravedere tutta la matassa che si accrescono le (poche) probabilità di andare veramente avanti... ma questo andare avanti ad un certo punto ha anche la conseguenza di mettere in crisi una ingenua visione “progressista” del progresso visto come lineare... c’è una scala da salire, ma il “progressista” ingenuo non sa vederla, anzi scambia un singolo gradino per tutto il progresso, come vedendolo di traverso... e questa concezione lineare inevitabilmente prosegue un po’ anche nel socialismo e anche un pochino nel comunismo... ma anche potremmo dire che in ultima analisi il mondo rimane sempre fermo allo stesso punto, e che in realtà non esiste alcun progresso... sì è vero che abbiamo raggiunto la società capitalistico-democratica, ed è anche vero che non siamo lontanissimi dalla società seguente, il socialismo, però è anche vero che siamo ancora nelle caverne e siamo ancora nel medioevo... sì lo so che non ci sono più né le caverne né il medioevo però pur non essendoci ci sono... e siamo sempre al punto di partenza in realtà... anche la democrazia, pur sembrando salda, può sempre cadere, e anche l’intera civilizzazione forse... finché non si raggiunge un “qualcosa” che non saprei ben definire, e lo dico seriamente eh, ogni conquista ragguinta non è da prendere come definitiva e può anche tornare indietro... e conviene ragionare anche su questo, nel senso che ad un certo punto emerge il problema dell’atteggiamento e il problema che la realtà è più aggrovigliata di quanto sembra... ci sono persone che qualsiasi cosa gli proponi hanno già detto “no” ancora prima di aver ascoltato la proposta... gente che quel giorno “si è svegliata male”, e anche se gli arrivasse la donna più bella del mondo alla porta a proporgli di fare all’amore, direbbero di no... questa in finale è l’essenza dello “scanso”, evitare le responsabilità, anzi evitare e basta, ancora prima di sapere di che si tratta... il che si complica siccome ad un certo livello spiegare proprio quel “di che si tratta” è un compito piuttosto difficile, e mediamente la gente in questa epoca ha un livello di intuito piuttosto basso... l’intuito si costruisce sopra alla coscienza, che è anch’essa ancora ad un livello medio piuttosto basso, nonostante ne esista l’esigenza... e tornando al titolo del volantino, chissà se un giorno, quando raggiungeremo anche i punti C e D, saremo veramente arrivati da qualche parte...?
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