martedì 21 febbraio 2017

Circa gli informatici pastafariani, il Commodore 64, e l'istruzione GoTo...

Ed eccoci qui, ancora una volta a raccontare, o per meglio dire, tentare di raccontare, l’assurdo, l’inenarrabile... Odissee informatiche e amore per il vintage, montagne di ore spese in deliri informatici fuori controllo, dei quali anche questo volantino è parte... informatica zen, informatica per tutti i gusti e in tutte le varietà, condita con piccole differenze sottili sottili... delle quali poi in finale nemmeno in questo volantino parleremo fino in fondo, siccome, solito problema, questo è “solo” un volantino, non è proprio la realtà... ma alcuni accenni, come al solito, invece verranno fatti... come tanti anche io iniziai in tempi non sospetti (non sospetti almeno per me), col mitico Commodore 64, e mi dedicai al Basic e ai suoi listati... a rivederli oggi direi che ero già molto convinto dei linguaggi ad alto livello, siccome invece i programmatori forti di quell’epoca lavoravano quasi tutti in codice macchina, anzi in assembler... la gran parte dei giochi che rivedo qui con un emulatore usano una riga di Basic e chiamano subito la routine in codice macchina con una istruzione Sys... per dire anche che sì, legge del tre, che già in quell’epoca era manifesta, l’informatica si fonda quindi su tre strati del tutto necessari ed indispensabili, lo strato più basso, il linguaggio macchina fatto di zeri e uni, poi il linguaggio assembler che è una via di mezzo tra macchina e “umani”, e poi il linguaggio ad alto livello, che sarebbe come tutti dicono (eeh) appunto il linguaggio ad alto livello... poi in alcune videolezioni universitarie che sto seguendo c’è un prof che... farnetica di quarto e quinto livello, linguaggi naturali etc, ma io preferisco parlare di cose meno serie in questo volantino, come il “movimento” degli informatici pastafariani, ovvero i seguaci della cosiddetta programmazione a spaghetti, ovvero (lo so che ho già detto ovvero), ovvero il ribaltamento festoso dell’insulto rivolto a certi programmatori italici... in quel filone di pensiero, purtroppo ancora attuale, c’è anche il solito disprezzo per l’istruzione GoTo, letteralmente come “vai a”, come per dire anche che nell’informatica non è lecito dire le parolacce, insomma vige una certa “educazione” informatica secondo la quale i programmatori che usano la “parolaccia” GoTo sarebbero degli ignoranti, e che insomma nei programmi non è lecito mandare aff... le istruzioni serie usando istruzioni così rozze e banali come la GoTo... e invece poi se studi un pochino scopri che esistono in finale solo tre tipi di istruzione, la sequenza, il salto incondizionato e il salto condizionato, o sequenza – iterazione – ciclo, insomma... ma la Goto va di bestia anche per far “impazzire” i programmi, o i pezzi di programmi, tipo alcune funzioni che nemmeno si sa se alla fine funzionano o no, siccome le faccio saltare come trottoline con alcuni GoTo randomizzati... poi che dire, nei miei rari incontri “umani” viene fuori un mini esperimento al limite dell’intelligenza artificiale, con una specie di esperimento o programma scherzo che ricordava alla lontana il programma “Eliza”, e abbiamo usato proprio la GoTo che saltava casualmente tra le opzioni dl programma, e questo ha funzionato... che dire poi del mitico Commodore 64 che non sia stato già detto... che per paradosso di rendeva da un lato più liberi di usare veramente il pc, cioè di saperlo usare nella sua globalità, siccome i comandi erano pochi e ben definiti, ne so qualcosa io che ancora navigo senza speranza come Odisseo nelle ormai sterminate guide Microsoft... o almeno ci provo... insomma allora avevamo poche decine di istruzioni che con un manuale accanto si potevano imparare alla svelta, siccome anche allora c’era il problema che ogni istruzione va spiegata con una definizione, come un dizionario insomma... solo che oggi codesti dizionari a stamparli occuperebbero le pareti di un grattacielo, e non solo... le guide sono anche parecchio protette, in tal modo che se un programmatore ha necessità di studiarle è costretto a fare faticosi copia-incolla e riformattazioni del testo, etc... non so voi, ma a me piace studiare sottolineando con l’evidenziatore di Word... poi che dire dei giochi, c’è qualcosa nei vecchi giochi che attira, datemi anche del nostalgico o dell’amante del vintage ma i vecchi giochi erano più vari e più fantasiosi di quelli attuali, forse anche perché erano i primi, e i giochi nuovi hanno sempre il sapori di continui rifacimenti, o remake di quelli “antichi”... ma io nei videogiochi non so bene nemmeno cosa cerco, nel senso che potrei anche dire che sto forse cercando una mitica “teoria dei giochi” come il protagonista del film “A Beautiful Mind”, ma questa onestamente sarebbe (anzi lo è) una sparata... sono lontano galassie, galassie non anni luce, dal solo riuscire ad avvicinarmi a qualcosa del genere... il problema dei videogiochi è in sostanza simile al problema che ha la gente, cioè i videogiochi fanno solo quello per cui sono stati programmati, e così la gente, me compreso, continua a giocarci, però annoiano... su Youtube ci sono diversi canali di gente che fa recensioni di videogiochi, altri potenziali “cercatori” del... videogioco perfetto, così come anche ci sono molte community in rete, forum, di programmatori, che magari sono alla ricerca del... programma perduto... I Cinque Puntini  http://giulioarca.blogspot.it/

domenica 5 febbraio 2017

Il codice LOST, relativamente alla prima parte della prima serie...


I codici sono molti, così come le “pallottole”, e talvolta, anzi direi anche spesso, si presentano intrecciati, si presentano insieme... e vai a capirci qualcosa, nel senso che non è affatto facile riuscire a districare questi intrecci, sempre che occorra farlo... è anche questa una metafora della realtà, realtà che taluni concepiscono come lineare, e talaltri invece concepiscono come un cerchio, un ritorno... mentre dal mio punto di vista la realtà non può che essere un intreccio, una matassa... e in letteratura, così come anche nel cinema, l’intreccio è pure una tecnica narrativa e anche di un certo livello, della serie non tutte le storie sono uguali, ce ne sono di lineari, ce ne sono di circolari, e ci sono storie anche intrecciate... Lost probabilmente rientra un po’ nella prima e nella terza categoria... ah dimenticavo di dire, per chi non la conosce, che si tratta di una serie tv... ovviamente così come i romanzi e il cinema, anche le serie tv sono a volte buone, a volte anche ottime, come questa, e volte sono pura “spazzatura”... io non parteggio né per i libri, né per il cinema, e nemmeno per la tv, sono tutti “media”, cioè mezzi, per veicolare messaggi, e il buono e il cattivo sta molto nell’uso che se ne fa, sia da parte di chi trasmette che da parte di chi riceve... dicevo in altri volantini che un po’ il cinema è diventato uno dei miei “problemi”, nel senso che talvolta posso anche sbagliare a basarmi troppo su alcuni “suggerimenti” che mi paiono provenire da alcuni film, o forse posso lasciarmi suggestionare da alcuni “scenari” fantascientifici, che d’altronde sono fatti proprio a questo scopo... ma è un rischio, che talora accetto quasi consapevolmente di correre... parlando nello specifico di Lost, relativamente ai primi 12 episodi, la storia, banalmente, ad un livello superficiale, è la storia di 48 persone che in seguito ad un incidente aereo finiscono in un’isola deserta, e che non possono essere rintracciati perché l’aereo ancora prima di cadere, era mille miglia fuori rotta... ma il secondo livello di lettura ci dice invece che questi 48 personaggi sono delle parti interne, che 48 è un multiplo di 12, e che siamo di nuovo alle prese con la teoria “cristica” delle personalità multiple... o per meglio dire gli archetipi... ci sono personaggi sia maschili che femminili, e sono anche piuttosto ben marcati... forse anche un indizio del fatto che questi 12 sono un po’, come dire, una “sporca dozzina”, nel senso che l’essere umano in profondità ha una tale ricchezza e tali potenzialità che ridurlo a “soli” 12 personaggi, o anche a un suo multiplo, è in fondo ancora sminuirlo di potenza... c’è oltre al Dottore, l’archetipo un po’ del Salvatore classico, anche la ragazza truffatrice, l’archetipo della “spezzacuorina” come tante che ho incontrato nelle mie passeggiate, che grazie al codice Lost le identificavo come “Kate”... poi c’è l’archetipo rappresentato dal personaggio Sawyer, un “biondo” che ha anche lui una freddezza interiore che gli permette di stare bene nella “spiaggia” ma allo stesso tempo di stare male perché non riesce a fare amicizia con nessuno... poi c’è l’archetipo rappresentato dal personaggio Sahid, che nella storia è stato un torturatore della guardia repubblicana di Saddam, che somiglia all’archetipo del guerriero anche coi suoi sensi di colpa per essere del tutto fuori luogo, della serie serve un guerriero sulla “spiaggia”...? Potremmo porci questo quesito anche a proposito del “Dottore”, nel senso che è tale la sua smania di salvare sempre tutti che rischia di voler salvare gli altri 47 portandoli dalla “spiaggia” alla “giungla”, e come simbolo la giungla è un simbolo forse peggiore della “spiaggia”... poi c’è anche l’altro ragazzo biondastro che è l’archetipo della “rockstar”, ed è anche un tossico, rientrando perfettamente nello schema delle rockstar “maledette”... ma la questione “droga” ha in questo caso anche un secondo livello di lettura... droga è anche l’attenzione degli altri, la considerazione... la droga si chiama in gergo anche “roba”, ma non esiste soltanto la brama di soldi, esiste anche per esempio la sete di conoscenza, una caratteristica che veniva bollata dal filosofo Nietzsche come autodistruttiva... poi si iniziano a capire le “regole” dell’isola, la ragazza incinta comincia a fare dei brutti sogni relativamente al bambino che porta in grembo... e anche l’isola in un certo qual senso sembra avere la capacità di soddisfare i desideri, un po’ come nella storia di Pinocchio, intendo quando va nel paese dei balocchi... e poi c’è il personaggio Locke, che fin dall’inizio sembra porsi come una sorta di “guida” o di “mentore” per gli altri, e sembra amare la “spiaggia”... e poi anche il personaggio Micheal, che è di colore... nel caso di questi due personaggi si potrebbe anche andare oltre la solita teoria della parti interne, e diventare più specifici, ma questo volantino è come al solito a tre puntini... posso dire che “essere di colore” potrebbe anche avere il significato di “vivere a colori”, non soltanto come colore della pelle... poi forse va anche detto che per motivi “storici”, o di storia della scienza, la teoria delle personalità multiple è un po’ caduta in disuso, oggi sa quasi di settecento-ottocento... e questo sarebbe già l’argomento di un altro volantino, sulla storia della psicologia e della psichiatria, e il loro legame... cioè, ha vinto Freud...     I Cinque Puntini  http://giulioarca.blogspot.it/