sabato 25 giugno 2016

Don Giulio e San Perepe', la crisi, e i nuovi professionisti in città...


In codesto volantino, molto molto serio eh (eeh), si narrano le avventure di un certo “don” Giulio e il suo naso rosso finto a “sonarello”, detto San Perepé, l’unico per adesso fidato amico e compagno di avventure di “don” Giulio... loro due si conobbero qualche mese fa in un negozio cinese, e così “don” Giulio ottenne un efficace “rimedio” al dilagare di alcuni fenomeni cittadini che tra poco tenteremo di descrivere... descrivere senza pretendere di convincere nessuno eh... “don” Giulio è “don” perché non è affatto un prete, anzi, però la sua attività quotidiana tra i passanti potrebbe anche sembrare vagamente “moralistica”, ma di una morale non pesante, magari anche, si spera, un po’ spiritosa... insomma nell’ultimo anno la città si è riempita di tante nuove curiose... professioni, e questi d’ora in poi li chiameremo “i professionisti”... d’altronde se “don” Giulio può essere “don”, anche questi altri possono essere a loro volta virgolettati, così siamo pari... invece San Perepé è fatto così, a lui né piace né dispiace essere spremuto e fare il sonarello quando incontra uno dei “professionisti”, lui è fatto così, si chiama per l’appunto “san” Perepé, e fa il suo dovere, cioè fa per l’appunto... perepé... Ordunque, “don” Giulio gira spesso per la città e incontra tutta una serie di personaggi assurdi e situazioni estreme... la città sembra in preda a una frenesia mai vista prima, tutti impegnati, tutti a fare davvero qualcosa (sì, ma cosa?), mentre “don” Giulio è impegnato a passeggiare e a commentare i passanti con il suo “san” Perepé... e le giornate vanno avanti così... e l’oggi è come ieri e domani è come l’oggi, diceva la Deledda... la città è diventata davvero strana, in centro ormai dilagano i fantaciclisti... sono strani tizi che praticano un ciclismo creativo molto contagioso... poi ci sono anche nuovi tipi di atleti, come i lanciatori di mozziconi accesi... anche i gettatori di oggetti e gli abbandonatori di rifiuti... poi i seminatori di coriandoli, un nuovo tipo di agricoltori cittadini che però scontano la presenza dell’asfalto... poi ci sono i nuovi bus, detti talvolta giocabus, o bingobus, che appaiono, scompaiono, si riempiono, si svuotano, danno numeri a caso... poi in questa strana città le metropolitane sono poche, forse nemmeno tanto ben viste, anche perché le poche che ci sono stanno sottoterra, e da sopra non si vedono... ma nel frattempo aumentano i tram, e si prosegue quotidianamente con la solita routine... come va oggi...? Mah, il solito tram-tram... poi alcuni che si sono specializzati nel contromanismo, ossia i contromanisti, curiosi automobilisti e motociclisti che dovono per forza passare contromano nei sensi unici... poi si notano nuovi tipi di fumatori, i fumaTTori, con due “T”... questi, siccome cinecittà ha diffuso il mito dell’attore fumante, forse sperano di essere presi a un provino e intanto si esercitano... poi si incontrano le canigattiste, curiose attiviste di un movimento per i cani e per i gatti, che capitano spesso davanti a don Giulio e san Perepé, e gli propongono cani e gatti... queste non sembrano voler accettare il fatto che che per adesso Giulio e Perepé vivono in un monolocale... vabbè... poi ci sono alcune coppie di baciaTTori, anche questi con due “T”, coppie che si devono baciare complusivamente non appena si avvicinano Giulio & Perepé... e spesso vicino al povero Ponte Mollo che già è quasi incrinato sotto il peso dei lucchetti, lucchetti dell’amore metallico forse praticato in quel quartiere... della serie tre metri sopra il cielo, e Ponte Mollo sotto tre quintali di lucchetti... poi da un po’ di tempo ci stanno anche i Palloniferi, altri strani “professionisti” che devono passeggiare portando seco un pallone... poi i nuvolofumisti, alcuni che al passaggio di G&P, devono cercare di tirar loro addosso una nuvoletta di fumo fatta col sigaro o con la sigaretta... ma anche alcuni fumaTTori si stanno specializzando in “spippettisti”, non si accontentano di fumare sigarette semplici, si comprano un nuovo attrezzo di moda, tipo un mini camino a valvole portatile... poi c’è la misteriosa e diabolica “Carriolino International”, una multinazionale che produce carriolini, che sta riempendo la città di carriolini e di trascinatori di carriolini, altri nuovi mostr... ehm “professionisti” che potremmo chiamare i carriolisti o carriolinisti... ma poi come non citare tutta una serie di tormentatori, nei supermarket ormai sono quasi cosa ovvia... alcuni sono anche filosofi, si fermano a meditare di fronte agli scaffali... vanno forte i molestatori di fontanelle, strani tizi dotati di grossi cani molto assetati che devono far bere assolutamente dalle fontanelle pubbliche... altri meno molesti sono i riempitori di bottigliette, almeno finché si limitano a una sola bottiglietta... poi anche i filomani, maniaci della fila alle casse, oppure anche i trafficomani, i maniaci del traffico... poi come non notare gli instant-joggers, alcuni normali passanti che solo per alcuni secondi si trasformano in podisti improvvisati... dopodiché, passati questi secondi di frenesia podistica, tornano ad essere normali passanti... poi ci sono anche gli “starnutisti”, le signore pugnifere, i pugnaTTori, i dubbiosofi, o filosofi del boh... insomma, tutti, Giulio e Perepè inclusi, sono molto impegnati a fare qualcosa in città, sì ma cosa...? Boh, Mah...
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lunedì 6 giugno 2016

La vera storia (eeh) di Adamo ed Eva e del perduto paradiso terrestre...


Questo è un volantino molto, ma molto serio... eeh... vabbé, comunque lo vogliate prendere, io direi che a questo punto mi sono già fatto una mia prima opinione, anzi ipotesi, o se vogliamo dirla supposizione, parola che un po’ ricorda qualcosa di farmacologico, vabbé, insomma, vi racconto come sono andati i fatti a quei tempi, secondo me, e quindi perché oggidì siamo di conseguenza in questa nostra tristanzuola situazione... insomma a quei tempi c’era Adamo, che girovagava per i boschi e per i villaggi, e incontrava numerose fanciulle, e tra questa c’era una certa Eva, che tra le altre cose veniva talvolta apostrofata in modi poco simpatici, chissà perché, e quindi Adamo vedendola si incuriosì e tentò di attaccar discorso con Ella... e vi riporto il dialogo più probabile che si era svolto a quei tempi... ma prima va detto che sì in effetti, e sono serio eh, c’era stato in un tempo lontano sulla Terra il famoso Paradiso Terrestre, ma poi era sopraggiunta una certa crisi che aveva svalutato di brutto suddetto paradiso, e insomma quello che in un tempo lontano era un paradiso era ormai stato tutto lottizzato, erano arrivati dei bruti che calavano giù dalle montagne e parlavano lingue incomprensibili, e si toccavano di continuo il naso e si grattavano la testa dicendo “boh”... e intanto il paradiso terrestre era decaduto, ormai regnava la sporcizia, la gente buttava i rifiuti per terra, si era messa a fumare, e anche a raccontare barzellette sconcie... poi quando passava Eva, questi bruti facevano pure dei commenti pesanti, e dicevano frasi del tipo “porca Eva” o “puttana Eva”, e via dicendo... e poi giravano anche tutta una serie di storie secondo le quali era colpa di Eva che distribuiva mele a tutti gli Adami, sobillata da un tizio che chiamavano il Serpente... ad Adamo non piaceva questa situazione, e nemmeno però capiva Eva, che passava di continuo silenziosa senza mai rispondere alle sue richieste d’amore... allora si decise a tentare di intrattenere con lei una conversazione, così per tentare di capire cosa si agitava nell’animo di questa misteriosa Eva... e un giorno riuscì a catturare la sua attenzione, almeno per un po’, e le chiese perché non diceva mai di sì alle sue proposte d’amore... Eva disse ma tu Adamo chiedi a tutte le ragazze che passano facciamo l’amore, o come dici tu talvolta, facciamo l’ammore, con due “M”, e credi di essere una persona seria...? E Adamo disse che essere seri spesso era una cosa tutt’altro che seria, e che comunque non era vero che chiedeva a tutte le ragazze di fare l’amore, ma che aveva preso esempio da un certo Napoleone... e lì Eva si bloccò, disse ma adesso che c’entra ‘sto tizio Napoleone... no, intendo, non lo chiedo proprio a tutte, ma Buonaparte... Ah, capisco disse Eva, adesso mi è più chiaro, vabbè... ma senti, Adamo, ma perché ti dovevi chiamare proprio Adamo, non potevi chiamarti, cheneso, Ugo...? Se ti chiamassi Ugo non farei all’amore con te, però se tu fossi almeno un po’ ricco, forse mi farei sposare da te... ah grazie Eva, disse Adamo, però se ci fai caso Adamo è una parola a cinque lettere, e Ugo invece è un nome che ha solo tre lettere, così come Eva... ah, capisco, disse Eva... e in quanto al matrimonio, disse Adamo, che io sappia un certo Ugo famoso è sposato con la Pina, che ha quattro lettere, e chissà se anche lei gli da’ da mangiare le mele, che sono altre parole a quattro lettere... ma è vero, Eva, che tu vuoi dare a tutti gli Adamo questi Pomi, queste mele, così come dicono di te, e perché faresti ciò...? Ed Eva rise, ma no, disse, non è vero niente, solo che talvolta io per togliermi di mezzo alcuni fastidiosi molestatori gli dico ma vai a farti un tramezzino, una pizza, ma mangiati le patatine, ma fatti una biretta, ma che vuoi da me...? Sei brutto, anzi bruto, peloso, non ti lavi, ti vesti malissimo, sei tutto peloso e stortignaccolo, ma che vuoi da me, vorresti fare all’amore con me...? Ma de che, diciamo da queste parti, noi Eve... e Adamo disse ma che forse è vero che io sono un po’ bruttarello, ma che forse ciò un po’ di gozzo, dicono che anche io ho il Pomo, o Pomo d’Adamo, ma che d’è ‘sto Pomo, sarà forse che Eva ti sei messa a fare business con la coltivazione di mele, e poi metti in giro la voce che sono io che mi ingozzo di mele e poi mi viene anche il famoso Pomo...? Ma no, Adamo, ti conoscono tutti, tu passeggi e poi ti vai a comprare pizza, patatine, marmellate, ti caffetti, ti marmelli, ti nutelli, ti bevi il lattuccio, eh povero Adamo, e poi pretendi che le ragazze vengano a fare all’amore con te... ma io inevitabilmente faccio così, cara Eva, proprio perché le ragazze nun mi si filano, anzi quando passo si toccano sempre i capelli, si ravvivano le chiome... e vabbè che sarà mai, e tu che fai Adamo, vai in giro sempre con quel tuo coso, come lo chiami, il Perepè, e lo suoni alla gente, e pretendi che le ragazze ti dicano di sì... no, Eva, io non pretendo niente, io passeggio e basta, tra tante altre ragazze passeriere a passeggio passeggiato... ma che sei scemo, disse Eva ad un tratto... no, anzi sì, rispose Adamo, pare che un tempo c’era un tizio che si chiamava proprio Scemo, o qualcosa del genere, e che così è nata la parola... insomma Eva, noi dobbiamo da fa’ zum zum, cippi cioppi, l’ammore, perché sennò poi se non si fa l’amore, o l’ammore....

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giovedì 2 giugno 2016

La variabilità, le varianti, e il loro contrari, le abitudini, la noia...


Quando crediamo di essere “poveri”, soldi a parte, forse intendiamo anche dire che la vita che facciamo è povera di novità, di entusiasmo, di variabilità... anzi, molto spesso la gente ha paura dei cambiamenti, anche dei cambiamenti di qualunque tipo, anche quelli più banali, e la radice di questa paura potrebbe essere di tipo sessuale... in questo senso la paura di cambiare anche solo il percorso che di solito facciamo per andare al “lavoro”, anzi al nostro impiego o occupazione, potrebbe essere collegata alla lontana alla paura di lasciarci andare sessualmente... così come l’abitudine, se ci poniamo la domanda “che cosa sono le abitudini?”, in ultima o penultima analisi non possiamo non notare già la parola stessa, “habitus”, cioè noi andiamo (ovviamente) in giro vestiti, non nudi... questo ovviamente perché non siamo in un “paradiso terrestre”, e nemmeno in qualche altro tipo di paradiso, siamo ben lontani da ciò ancora, siamo nel sistema capitalistico, il secondo dei sistemi dopo quello feudale... anzi, se ci ricordiamo degli “habitus” in voga nel periodo feudale, ci ricordiamo anche del fatto che essi erano ancora più pesanti e “coprenti” di quelli che utilizziamo nel sistema capitalistico-democratico... in un certo senso anche la democrazia è il nostro “habitus”, ossia il vestito politico o statale che siamo abituati ad avere, o a dare, al contenuto economico capitalistico della nostra società, e delle nostre azioni economiche individuali... insomma l’operazione di “sicurezza”, di “auto-protezione” che facciamo a noi stessi, richiede ad un qualche livello l’introduzione dell’auto-controllo, controllo delle nostre variabilità sessuali prima di ogni altra cosa, e di questo abbiamo soprattutto paura, anche perché questa paura radicale giace di solito molto al di sotto del nostro medio “livello di coscienza”... in finale quindi il nostro continuo tentativo, anzi sforzo, di “tenere sotto controllo” ciò che è per sua “natura” incontrollabile, produce una sorta di auto-flagellazione in veste moderna, che poi banalmente affiora come abitudine, ripetizione, schema, noiosità... e anche paura della creatività, soprattutto già di quella che si manifesta in ambito lavorativo, siccome già Freud diceva che essa è generata in ultima analisi da impulsi di tipo sessuale... ne potremmo dedurre che forse è proprio una sana variabilità sessuale, anzi amorosa più che sessuale, ad “aprirci la mente”, e che infatti anche in questo senso tendiamo all’auto-controllo proprio per impedirci questa apertura, che ci porterebbe anche a percepire la realtà un po’ “troppo”, e a soffrirne... fuga dalla variabilità intesa anche come fuga dal dolore, e anche fuga dalla paura intesa come coscienza della paura, un’altra genesi della cosiddetta “mente razionale”, cioè prima abbiamo paura di “qualcosa” e quindi ci sforziamo di evitare questa “cosa”, e poi anche tendiamo a rimuovere la coscienza di questa paura, cosicchè poi lo sforzo diventa anche doppio... è invece per sua “natura” reale, o Reale, proprio tutto ciò che tende ad andare nella direzione opposta alla “reductio ad unum”... cioè ciò che tende ad diventare sempre più variato, raffinato, e multiforme, multivariato, ci aiuta a sviluppare le tanti parti interne di noi stessi, mentre la mono-tonia ci umilia, ci reprime, ci riduce simili a delle macchine umane ben poco umane... è forse questa un’epoca nella quale è un po’ presto per andare a fondo completamente nell’affrontare la variabilità sessuale-amorosa, però intanto quella lavorativa-creativa invece sì... ed in questo senso spesso in questi volantini parlo di lavoro-gioco... già nei nostri “lavori” siamo abituati a considerare lavoro ciò che lavoro non è, siccome anche del lavoro esiste una ben precisa definizione... e così anche nel gioco, oltre alla definizione che ci sfugge anche in questo caso, non abbiamo una grande varietà di giochi a disposizione, se togliamo il calcio e gli sport più seguiti, che spesso “brillano di monotonia” per così dire, i giochi di società che si riducono a scatole colorate in finale tutte uguali, i villaggi vacanze organizzati nei quali andiamo nel vano tentativo di “divertirci” ma che ben presto stufano, e i videogiochi che anche loro spesso sono tutti uguali, ripetitivi, e diventano un’altra triste fuga dalla solitudine... insomma del lavoro e del gioco in realtà sappiamo ben poco, se non niente... e parlando di variabilità, di varianti, posso basarmi sul cammino percorso in questi anni di attività prima coi quattro puntini e adesso coi cinque... posso dire che non esiste soltanto una variabilità tipologica, nel senso che sì, esistono infinite varianti di una stessa “cosa” già soltanto a livello tipologico... ma esistono anche infinite varianti di percorso, o “scale”, anche nel senso di scale musicali, siccome il mio primo ambito di ricerca è stato la musica,  a partire da due, la scala maggiore e la la scala minore... inoltre non finisce qui, siccome esistono infiniti modi di arricchire o “caricare” ogni nostro singolo passo, o “nota”, o “accordo”, varianti di origine culturale, così come nel jazz abbiamo questi accordi così caricati, più densi rispetto a quelli del rock... e poi esiste anche il modo di disporre la nostra creatività in modi dei quali nemmeno sospettiamo l’esistenza, queste io le chiamo disposizioni... poi ci sono anche le posizioni, ciò vi ricorda qualcosa...?