venerdì 18 marzo 2016

Che cos'è la libertà, e che cos'è la schiavitù, siamo liberi o schiavi...



Tentiamo di parlare di questioni difficili, ma parecchio difficili eh... siamo liberi o schiavi...? E che cosa è la libertà...? Insomma la questione può sembrare banale, talvolta si potrebbe dire sono libero se posso fare un cosa, quindi libertà uguale possibilità, oppure libertà uguale potere, ma in questo caso il problema si sposta sul potere... che cosa sono la possibilità e il potere...? Tra l’altro sono faccende diverse o si tratta delle stessa “cosa”...? Riguardo la domanda iniziale penso che non sia tanto difficile trovare persone del tutto convinte di essere libere o di essere schiave... anche perché quando poni le domande nel senso scegli A o B, li hai già fregati, si dividono in due partiti di gente egualmente incavolata che sostiene A o B... magari potrebbe capitare di trovare qualcuno un po’ più critico della media che sostiene di essere un po’ libero e un po’ schiavo, o non libero... sono tre quarti libero e un quarto schiavo... oppure sono due terzi libero e un terzo schiavo... ma anche qualora si arrivasse a ottenere risposte così, che già contengono un minimo barlume di intelligenza, bisognerebbe poi passare al secondo livello di domanda, cioè chiedersi se siamo liberi o schiavi di che, o di fare che... perché poi potrebbe esistere anche la libertà di essere schiavi e la schiavitù della libertà, e vi posso dire che di questo tipo di paradossi forse io ne so già qualcosa... insomma, varie domande collocate su più livelli, su un primo livello “semplice”, banale, ingenuo, ci poniamo la domanda se siamo liberi oppure no... e qui facilmente trovermo plotoni di gente pronti a sostenere l’una o l’altra ipotesi, anzi sarebbe più preciso chiamarla opinione... poi suppongo che ci sia il secondo livello di domanda, cioè ci iniziamo a chiedere di fare cosa siamo liberi, beh per esempio nella democrazia siamo liberi di avere e di esprimere delle opinioni, ok... quindi anche in virtù di questa facoltà potremmo anche fare uno sforzo aggiuntivo e invece di autoproclamarci stupidamente “liberi” o “schiavi”, cominciamo a intravedere qualcosa oltre... poi però forse non finisce nemmeno qui, perché a questo livello la nostra conclusione non potrebbe che essere quello che accennavo sopra, cioè comincerebbe una sorta di gioco delle frazioni, dei numeri razionali della libertà, insomma si creerebbero più partiti aggiuntivi, tra chi sosterrebbe che siamo metà liberi e metà schiavi, poi quelli che direbbero no, siamo due terzi liberi e un terzo schiavi, tre quarti e un quinto, etc, e altre noiosità di questo genere... il problema successivo invece è posto su un livello ancora maggiore, perché potrebbe esistere anche chi, per situazioni complicate e paradossali difficili da definire e da raccontare in poche righe, è libero di essere schiavo oppure la situazione opposta, chi è schiavo di una certa “libertà”, e per “par condicio” bisognerebbe dire che invece quelli del primo paradosso sono “liberi” di essere schiavi... in questo caso anche la posizione delle virgolette conta qualcosa... insomma c’è anche un prima e un poi... prima che iniziasse questa faccenda assurda di questo tizio “strano” che passeggia spesso in città e tenta di diffondere i suoi volantini ancora più strani, come questo, c’era la libertà “semplice” contrapposta alla schiavitù “semplice”... adesso invece ci stanno anche la libertà e la schiavitù “composte”, complesse, come i numeri complessi... c’è chi mi ha chiesto se io stesso sono libero di fare quello che sto facendo, cioè di fare i cinque puntini, partito, o movimento, o movimento/partito, o nessuno dei due, o come volete considerarlo... gli ho risposto che sì, sono stato libero di fare questa faccenda dei cinque puntini, cioè è stata una mia scelta, mentre allo stesso tempo gli facevo quel gesto con la mano che a Roma significa “maddeke”... insomma paradossi, perché quando non c’è altro modo di raccontare una realtà paradossale tocca per forza diventare paradossali... del resto, questi altri che girano per la città, e che non tentano di diffondere volantini assurdi a cinque puntini (che poi sono a tre, perché proprio a cinque non si possono fare), questi sono liberi...? Mah, a me sembrano liberi di essere schiavi, cioè “liberi” tra virgolette, e immagino che la loro situazione sia anche di sofferenza, siccome io stesso vedendoli già soffro per loro... e io sono libero...? Mah, da come la situazione di questo “povero” pianeta s’è messa, direi che sono libero, sì, nel senso che io posso giocare, ma allo stesso tempo sono libero di non giocare...? Mah, mica tanto direi... Allora sono uno che è stato “incatenato” alla libertà, e a quale scopo... affinché la controparte si senta libera di essere schiava, cioè insomma chiusi nel loro piccolo mondo “individualista”, anzi egoista, un egoismo che sta diventando pure oscuro, estremo... insomma nelle “giornate di pioggia” si ripropone questo terribile paradosso... un tizio che passeggia incatenato alla “libertà” da altri 7 miliardi che invece sono “liberi” di essere schiavi... come si può superare questo terribile paradosso, della serie “tu devi stare di là, mentre noi rimaniamo di qua”... questo doppio atteggiamento (negativo) incrociato come gli incroci di Fantozzi... mah, forse andando in un qualche livello ulteriore nel quale si riuscirà a ridere di questa palese, evidente, grottesca, situazione...?
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