Salve, sono di nuovo quel tizio “scemo” che vaga per
la città e chiede con poco risultato alle ragazze il quesito “facciamo
l’amore?”... non ho ottenuto molte risposte, ma in compenso, siccome
passeggiare stimola il pensiero, mi sono chiesto perché la gente tenda a dare
così importanza a qualcosa che in finale è solo un gioco, ossia la libera
espressione anche fisica dell’amore, lo stare insieme fino in fondo, il darsi
completamente e allo stesso tempo l’essere veramente disponibili a entrare in
contatto con gli altri/e... la separazione genera paura, invece la solitudine
no, siccome la solitudine (in spagnolo “soledad” per esempio) è cosa ben
diversa dalla separazione... eccoci piombati in un altro paradosso, gente che
ha la “compagnia” degli altri al prezzo di esserne in realtà separata, separata
da barriere invisibili, fatte di paura e di ignoranza, in ultima analisi
barriere mentali... e invece l’isolato, data la sua situazione più libera e
meno condizionata, ha la mente più libera dalle illusioni, non cerca la finta
sicurezza mentale contenuta nei legami, quella triade fatta di matrimonio,
fidanzamento e compagnitudine, che sono in finale più che altro solo allo
stesso tempo l’antidoto e il vaccino per rispramiarsi la “fatica” di cercare
l’amore... le chiamerei operazioni di sicurezza, come se fossimo degli
tristissimi impiegati del “ministero dell’amore”, quello che facciamo quando ci
prendiamo in giro da soli chiamando amore i legami di matrimonio, fidanzamento
e compagnitudine, è praticamente disegnare due trattini che uniscono tre
puntini, tre puntini che oltretutto stanno anche sempre fermi nella stessa
posizione... così, come “operai” o “impiegati” del cosiddetto amore, continuiamo
a ricalcare quei percorsi già tracciati e già conosciuti, e ci teniamo
saldamente al riparo dall’ardua fatica di poter giocare liberamente con i
puntini e con i trattini, rimescolandoli in quantità e qualità... ma per chi è “eretico” rispetto al cosiddetto “amore”
praticato dai “very normal people” in finale la condizione è anche quella di
non poter godere nemmeno di quel minimo di contentezza che talvolta si genera
in quella situazione che chiamano “coppia”... e intanto il povero Ponte Mollo si
accascia sotto il peso dei lucchetti, lucchetti “orgiasticamente” aggrovigliati
tra di loro, quasi che soltanto loro, esseri di metallo pesante, abbiano il
permesso di stare insieme ammuchiati in quelle matasse “gotiche” di “amore
metal”... sarà banale a questo punto osservare che la gente è chiusa
all’interno di barriere mentali che formano probabilmente dei veri e propri
corti circuiti mentali, o magari anche cerebrali... cosa vuole la gente...?
Soldi, mi pare e evidente... non ho molta occasione di chiedere alla gente cosa
vuole, ma tanto me ne accorgo lo stesso dal comportamento... e se avessi più
occasione di entrare in dialogo, la domanda successiva sarebbe, più o meno, la
seguente: “e che ci devi fare, con i soldi...?” In finale, suppongo che i soldi
servono, quasi sempre, per acquistarsi il cosidetto “amore”, cioè quel sesso
che viene elargito come “service” d’ordinanza, o come prestazione “regolare” da
veri “operai” e “operaie” del cosiddetto amore, all’interno di quelle cose lì
che chiamano matrimonio, fidanzamento, e compagnia... insomma, almeno questo
vale per i “poveri” maschi, che sono, per così dire, i “trattini doc” della
situazione... insomma soldi per avere sesso, mentre dall’altra parte sarà più o
meno il contrario, cioè sesso per avere soldi, siccome, diciamocelo pure,
mentre le femmine di questa società non possono riuscire, per quanti sforzi
facciano, a sopprimere del tutto la loro natura “paradisiaca”, i maschi tanto
belli di solito non sono, insomma le donne sono più belle di natura, e i maschi
che già sono bruttarelli, pelosetti e anche un po’ “storti”, fanno anche sforzi
per accrescere il loro look “padronale”... ma poi il corto circuito è anche
triplice, cioè potere, denaro e sesso, tre neuroni bruciati che si inseguono a
vicenda... per fare un “complimento” si
potrebbe dire “c’hai in testa due bacarozzi, uno gira la corda e l’altro
salta”, è un altro modo di dire più o meno la stessa cosa... il potere in
origine non sarebbe né bene né male, il potere è possibilità, cioè se tu puoi
fare una cosa, se sei nella situazione di poterla fare senza subire conseguenze
negative (apparentemente, ma questo è un altro discorso, vedi alla voce karma),
allora la fai, per ricavarne un vantaggio (soldi), poi se facendo ciò fai del
male ad un altro, gli causi dolore, sofferenza, gli rubi anche delle
possibilità con la tua derisione, chisseneimporta, tanto è tutto “nascosto” e
tanto “nessuno” se ne accorge... poi che ci devi fare con questi soldi, ah
sesso, cioè ti devi comprare la tua fetta di consolazione emotiva nel poter
godere del “privilegio” di poter stare da solo e separato anche quando stai in
compagnia e in contatto, anzi in unione... e quindi il corto circuito gira
tutto al negativo, il potere, usato solo come potere di fare del male, per avere
cosa, soldi, per poi farci cosa, sesso, che equivale a una “unione” carnale che
è un atto di separazione all’interno dell’unione, e che anche se dentro di te
lo neghi, lo sai che ti farà soffrire... eppure il circuito lo percorri e lo
ripercorri siccome quello conosci e sei convinto che sia anche amore...
I Cinque Puntini http://giulioarca.blogspot.it/
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